ISBN 978-88-89891-43-8, pag.178
Momenti e aspetti significativi del rapporto tra cultura letteraria e cultura musicale lungo il primo trentennio del Novecento sono rivisitati e indagati attraverso il filtro rappresentato dalle fantasiose recensioni giornalistiche del critico musicale Bruno Barilli, in particolare dalle stroncature riservate ai concerti e alle composizioni di Alfredo Casella.
L’indagine si amplia seguendo il dibattito aperto sul tema tradizione-innovazione in campo musicale ed artistico prima nella “Voce” poi nella “Ronda” e “Lacerba”, fino ad “Ars Nova”, la rivista fondata e diretta tra il 1917 e il 1919 da Casella, il più aperto tra gli esponenti della “generazione degli Ottanta” a sperimentazioni quanto ad un proficuo raccordo teorico ed estetico con le “altre” arti.
La strenua difesa della tradizione del melodramma messa in atto dal critico Barilli in opposizione ai fermenti innovatori è verificata attraverso una rilettura dei suoi scritti ma anche del libretto di Emiral, il dramma musicale del quale si è ricostruita la genesi attraverso spunti estratti dalla corrispondenza inedita di Barilli a Ildebrando Pizzetti. L’indagine ripropone altresì articoli e recensioni apparse in occasione della rappresentazione a Roma, nel 1924, del dramma musicale di Barilli, in particolare i commenti particolarmente positivi dei vecchi amici della “Ronda”: Vincenzo Cardarelli, Antonio Baldini, Alberto Savinio.
Ma il rapporto tra cultura letteraria e musica fu, anche, “musica delle parole”, cioè rapporto tra musica e parola poetica: delle Due poesie di Giuseppe Ungaretti musicate sul finire del 1935 da Ildebrando Pizzetti è qui ricostruita la genesi, risalendo da Fedra a La Pietà, dal sodalizio D’Annunzio-Pizzetti al sodalizio Ungaretti-Pizzetti, giovandosi l’analisi anche del prezioso apporto rappresentato dalla corrispondenza, prevalentemente inedita, intercorsa tra il poeta e il compositore ma soprattutto tra Ungaretti, Pizzetti e il loro anello di congiunzione: il critico Giuseppe De Robertis.